Dipendenza vs. tolleranza: cosa differenzia un uso medico dall’abuso

Dipendenza e tolleranza non sono la stessa cosa: ecco perché, con una prescrizione responsabile, l’uso terapeutico degli oppioidi non deve spaventare.

Quando si sente parlare di farmaci che agiscono sul sistema nervoso, come gli oppioidi, il timore più diffuso è sempre lo stesso: “E se poi diventassi dipendente?”. È comprensibile, soprattutto perché spesso si fa confusione tra concetti molto diversi come dipendenza, tolleranza e uso medico controllato e perché gli oppioidi vengono associati proprio al mondo delle dipendenze.
In realtà, si tratta di farmaci molto utili in casi specifici e si può affrontare una terapia senza paura e con la consapevolezza che, un protocollo corretto, può restituire qualità di vita dove prima c’erano solo dolore o disagio.

Tolleranza e dipendenza: quali sono le differenze?

La tolleranza è un adattamento fisiologico. Il corpo, dopo un certo periodo di assunzione, può abituarsi al farmaco e richiedere un piccolo aggiustamento della dose per ottenere lo stesso effetto. È un fenomeno naturale, ben noto ai medici che, per questo motivo, devono seguire il paziente durante il percorso terapeutico: è normale che gli oppioidi vadano progressivamente “calibrati” sulle necessità del paziente.

La dipendenza, invece, è una condizione che riguarda il bisogno compulsivo di assumere una sostanza, anche quando diventa dannosa per l’organismo. È associata alla perdita di controllo, alla necessità di aumentare le dosi senza indicazione medica e alla comparsa di sintomi importanti se si interrompe bruscamente il trattamento. Secondo Gilberto Gerra e Amir Zaimovic del Centro Studi Farmacotossicodipendenze, Dipartimento Dipendenze Patologiche, AUSL di Parma, l’effetto che conduce alla dipendenza e quindi all’abuso è dettato “dall'effetto gratificante che conduce il soggetto ad un condizionamento comportamentale: l'individuo vulnerabile sarà portato alla reiterazione dell'assunzione della sostanza (…) per provare nuovamente attraverso questa scorciatoia farmacologica il senso di gratificazione e di piacere (Kilts et al., 2001)”.

Uso medico e abuso: non sono la stessa cosa

Un farmaco prescritto viene assunto in un contesto preciso: il medico stabilisce dosi, tempi, frequenza e obiettivi terapeutici. L’uso rientra all’interno di un percorso e viene monitorato. L’abuso, invece, nasce fuori da questo schema: significa assumere un principio attivo per ottenere effetti diversi da quelli terapeutici, aumentare da soli la dose, cercare il medicinale senza prescrizione o associarlo ad altre sostanze e continuare compulsivamente questo comportamento nonostante le conseguenze negative che ha evidentemente apportato nel corso del tempo e nonostante le consapevolezze della persona al riguardo, come si legge nel Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-V).

Quando si segue una prescrizione, la terapia ha un obiettivo chiaro: controllare un sintomo, migliorare il sonno, ridurre il dolore, aiutare a gestire una condizione. L’abuso, invece, ha obiettivi completamente diversi e spesso ricreativi. Questo distingue nettamente un uso corretto da una situazione rischiosa.

Perché abbiamo paura della dipendenza?

Molti timori nascono da terminologie fuorvianti: abbiamo paura della tossicodipendenza ma questa situazione non è accostabile né paragonabile a una situazione di trattamento farmacologico per una malattia diagnosticata.

Quando una persona sviluppa una dipendenza, di solito è perché ha assunto i farmaci fuori dal controllo medico o li ha usati con scopi diversi da quelli terapeutici.
Nel percorso clinico, invece, la terapia viene calibrata su misura e monitorata costantemente, proprio per evitare rischi. È un po’ come guidare: l’auto può essere pericolosa se usata male, ma con attenzione e regole chiare diventa uno strumento fondamentale nella vita quotidiana.

Parlarne sempre con il medico è la soluzione per controllare gli effetti

Ci sono alcuni segnali che meritano attenzione, come la sensazione che il farmaco non abbia più l’effetto sperato: gli oppioidi, infatti, come molti altri farmaci, tendono ad andare incontro al fenomeno della tolleranza. Questo tipo di effetto tende ad attenuarsi spontaneamente nel tempo. Ma potrebbero comparire altri disturbi che si immaginano correlati come, nel caso dell’assunzione di oppioidi nel trattamento del dolore cronico, una persistente stitichezza che, a differenza della tolleranza, non si attenua spontaneamente.

Questo effetto è ben conosciuto dalla letteratura scientifica ed è noto come Costipazione Indotta da Oppioidi (CIO) e può accompagnare l’uso del farmaco a causa del suo stesso meccanismo d’azione.

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Ecco perché è quanto mai necessario stabilire con il medico un rapporto schietto e sincero, oltre che frequente, lo specialista ti aiuterà a comprendere come procedere.

I cardini dell’uso terapeutico dei farmaci

Un farmaco prescritto segue logiche completamente diverse dall’abuso a scopi ricreativi. Il medico stabilisce dosi che risultano efficaci ma non pericolose, monitora i progressi e, se necessario, guida anche la sospensione graduale per evitare fastidi. In questo modo l’assunzione diventa controllata, prevedibile e soprattutto sicura.
È molto più rischioso convivere con dolore cronico, insonnia o ansia non trattati che assumere un farmaco in modo corretto. La paura, se non è basata su dati reali, può diventare essa stessa un ostacolo al benessere.

Come favorire un uso responsabile dei farmaci

Per utilizzare i farmaci in modo corretto è fondamentale:

  1. seguire le indicazioni del medico senza modifiche personali;
  2. evitare l’associazione con alcol o altre sostanze non prescritte;
  3. comunicare immediatamente al medico qualsiasi dubbio, effetto inatteso o necessità di chiarimenti.

Sono accorgimenti semplici, ma rappresentano una vera protezione.

FAQ – Le domande più frequenti sull’uso dei farmaci a scopo terapeutico

“Se prendo un farmaco ogni giorno rischio la dipendenza?”

No, non necessariamente. Se il medico ha stabilito un’assunzione quotidiana significa che è appropriata e sicura.

“La tolleranza è un campanello d’allarme?”

Non di per sé. È un fenomeno fisiologico che può richiedere un piccolo aggiustamento del dosaggio.

“Si può diventare dipendenti da un farmaco prescritto?”

È molto raro se si segue correttamente la prescrizione sia quando si inizia la terapia che nel momento in cui il medico decide che è il momento di terminarla. La dipendenza nasce quasi sempre da un uso improprio.

“Posso esprimere i miei dubbi al medico senza essere giudicata/o?”

Certo. Il medico è il primo riferimento: ascolta, valuta e ti accompagna nella terapia in modo sicuro e, soprattutto, non giudica!

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