

Il dolore cronico è una condizione che può provocare un disagio fisico significativo, oltre a influenzare l'immagine corporea e l'autostima di chi ne soffre1. Si può trattare di dispercezione (quindi difficoltà ad accettare il proprio corpo) ma anche di insoddisfazione che deriva non solo dai comprensibili disagi provocati dal dolore2, ma anche dal dolore e dal gonfiore e dal fardello emotivo legato alla stitichezza che si sviluppa di frequente tra i pazienti che assumono oppioidi per il controllo del dolore.
In questo articolo, esploreremo il delicato legame tra dolore, CIO e immagine corporea e offriremo strategie concrete per accettare il proprio corpo e migliorare l'autostima, superando la vergogna e il disagio.
Il legame tra dolore cronico e insoddisfazione corporea
Impatto fisico della percezione corporea
Analizzando il contenuto di alcuni studi scientifici, si apprende che sia il dolore che le distorsioni della percezione corporea possono innescare intense emozioni negative (come rabbia, paura e vergogna), che possono contribuire all’inasprimento di questi problemi, andando persino ad aumentare la percezione stessa del dolore2.
Impatto psicologico della CIO
Il disagio continuativo e la difficoltà nella gestione della regolarità intestinale, comportati dalla CIO, possono portare a sentimenti di vergogna e a una percezione negativa del proprio corpo2. Questo stato di cose è aggravato dal tabù culturale legato alla discussione di problemi legati alla funzione intestinale.
Trattamenti: un percorso di accettazione del corpo ma anche l’azione sul problema specifico
La Costipazione Indotta da Oppioidi (CIO) è un problema altamente specifico e come tale va trattato. Per giungere a questa consapevolezza occorre certamente una stretta collaborazione con il medico o con lo specialista che devono saper informare il paziente delle condizioni alle quali potenzialmente si è esposti assumendo una terapia a base di farmaci oppioidi.

La stitichezza indotta da oppioidi è più comune di quanto immagini
Può colpire tra il 41% e l’87% dei pazienti3: non sei solo.
Educazione e consapevolezza
Comprendere che la CIO è una condizione medica causata dall'uso necessario di oppioidi per il dolore cronico può aiutare a ridurre la colpevolizzazione. I pazienti dovrebbero essere incoraggiati a educarsi sulla loro condizione attraverso risorse affidabili e a discuterne apertamente con il loro medico.
Comunicazione aperta con i professionisti della salute
Parlare apertamente della CIO con i professionisti della salute può non solo alleviare la vergogna ma anche aprire la strada a trattamenti specifici come i PAMORA, che sono progettati per trattare la CIO senza influenzare l'efficacia degli oppioidi per il dolore. Questi trattamenti possono migliorare notevolmente i disagi legati alla stitichezza, facilitando una riacquisizione del benessere quotidiano4.
Supporto psicologico
Un supporto psicologico, specialmente con un approccio cognitivo-comportamentale, potrebbe essere efficace nel modificare la percezione negativa del proprio corpo, lo stress emotivo portato dai disturbi legati alla stitichezza, oltre che dal dolore stesso.
Rompere il silenzio intorno alla CIO per vivere più liberi
Rompere il silenzio sulla CIO e affrontare apertamente i problemi che essa può portare nella vita quotidiana, significa anzitutto consegnare ai pazienti la possibilità di trovare trattamenti efficaci migliorando automaticamente la qualità della vita quotidiana.
Trattare opportunamente la CIO significa però, potenzialmente, molto altro: a volte i pazienti, per poter sopperire alle difficoltà di gestire la regolarità intestinale, preferiscono interrompere o ridurre la terapia con oppioidi, preferendo il dolore della malattia al dolore della stitichezza5. Ma non è questa la strada giusta!

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La gestione del dolore cronico passa anche dall'informazione
La chiave, dunque, è l'educazione, la comunicazione aperta e il supporto continuo, sia medico che psicologico.
La salute fisica e la tua percezione di te stesso sono intimamente connesse: prendersi cura dell'una significa nutrire anche l'altra.
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